mercoledì, 23 gennaio 2008
papà mi accompagni? ho bisogno di te. non è che abbia paura ma mi sentirei più tranquilla. certo a. non devi giustificarti. quando hai bisogno di me ci sono. lo so papà. ed incontrarci sotto casa sua con il cuore a mille per la paura di incontrarlo. salire in ascensore con i sacchi blu dell'ikea sotto il braccio e le lacrime che tento di trattenere in gola. fisso questo momento. la luce dell'allarme è spenta, lui è già uscito. devo fare presto, anche se non so da dove cominciare e mi scoppia la testa. apro l'armadio e un secondo singhiozzo mi soffoca. dai a., non fermarti proprio adesso. adesso che finalmente hai trovato e raccolto le forze per farlo. okkei, okkei. allora cominciamo con i jeans. non mi sembrava di averne così tanti, non mi sembrava di averne portati così tanti. riempio la prima borsa. poi le magliette, i maglioncini, hello kitty, betty boop. forza, forza. asciugo una lacrima mentre svuoto il cassetto della biancheria, poi quello delle cinture e delle calze. ci sono anche i vestiti appesi, i tailleur del lavoro. chiudo un altro sacco e comincio a sentire caldo. freddo e caldo che si alternano. il cielo è grigio e guardo fuori ogni attimo. lui potrebbe tornare ma so che mio papà mi aspetta in macchina sotto il portone e allora penso che se dovesse arrivare mi chiamerebbe. adesso le scarpe. devo fare in fretta. gocce di sudore sulla fronte. entro in camera da letto e vedo che ha messo la mia foto sul comodino. mi viene da piangere, adesso mi viene davvero da piangere. ma non mi fermo. fermarmi significherebbe continuare nella situazione che era e io non voglio più. più. più. più. io voglio crescere e costruire. mai più vivere a metà. mai più sentirmi ospite e non poter cambiare nulla. non poter comprare nulla insieme. mai più non conoscere ogni angolo della casa dove vivo. inizio a riempire un altro sacco. le borse, grandi piccole. le collanine, i braccialetti, gli orecchini. squilla il cellulare e sento il cuore che accelera. pronto? si papà, tutto bene, adesso, piano piano, inizio a scendere con un po' di cose. cosa sto dimenticando? cosa sto dimenticando? ah, le mie robine del bagno. devo prendere dei sacchetti, le borse sono finite. riempio quelli e inizio a portare giù un po' di cose. inizia a farmi male la schiena ma non lo sento. rinizio a piangere ma non lo sento. mio papà mi aiuta a caricare la macchina. cinque viaggi. cinque viaggi e non sentirli mi verrebbe da dire. sorrido. sorrido e piango. apro ancora una volta la sua porta. mi riempio le narici di quell'odore, l'odore che non è mai stato il mio. faccio un giro. abbraccio il pupazzo dell'era glaciale. entro ancora in bagno, entro ancora in camera da letto. adesso non dormirò più lì. ormai non mi trattengo più. le lacrime mi bagnano la maglietta. le asciugo con la mano ed esco. sul portone mio papà mi abbraccia. stai bene? no papà.
postato da: vodkalemon alle ore 09:53 | Permalink | commenti (28)
categoria:
martedì, 15 gennaio 2008
ogni tanto penso a r. e mi manca un pochino. il suo modo di consolarmi, le sue frasi, i suoi occhi a farmi sorridere, il suo capirmi in un istante, la sua voglia di fare l'amore, la sua ingenuità, i suoi capelli biondi. ogni tanto penso che si trasferì nella mia città da milano. r. con cui andai a convivere in un monolocale con i muri di cartongesso. è che poi andai un giorno e raccolsi tutte le mie cose: riempii zaini e sacchetti di plastica. avevo ancora troppi sogni di cuoricini e uomini perfetti. ancora troppe illusioni post università, ancora troppi miraggi. r. si sposa a giugno. ma in segreto io lo so *che avrebbe voluto sposare me*
postato da: vodkalemon alle ore 08:30 | Permalink | commenti (19)
categoria:
giovedì, 03 gennaio 2008
inizio a vederla illuminata dalle luci dei fari. è timida e non faccio fatica a capirla. qui da me si fa vedere raramente. è che quando mette da parte l'imbarazzo e fa capolino in una fredda giornata d'inverno non è possibile far finta di nulla. è pura, impalpabile, senza vergogna e senza peccato. oggi è irrequieta. provo a fissarla ma sfugge ad ogni logica. a volte sembra fermarsi, altre è sfuggente ed è un continuo ricominciare da capo. apro un palmo e lei è lì. qualche secondo, attimi che si consumano in istanti. diventa goccia e poi più nulla. è strano. è come se avesse pianto di dolore.
postato da: vodkalemon alle ore 10:21 | Permalink | commenti (17)
categoria:

Heracleum blog & web tools hellobadge