vin brulè e televendite che ci fanno morire dal ridere. sono le quattro del mattino ma non mi importa. non mi importa proprio per nulla. la mucchina che mostra il sedere e scandisce i secondi che passano con la coda, l'ora digitale del forno elettrico, il tuo orologio mentre stringi la mia mano. particolari che registro solo a livello inconscio. è come se il tempo avesse perso la sua consistenza. prolungo l'attesa. nella camera vicina all'ingresso, dopo, poi, senza fretta, sarà tutto quello che vorremo. saranno respiri a mischiarsi, saranno sorrisi e carezze, sarà ti.prego.non.fermarti.non.farlo. mai. poi quei secondi inziano a riaquistare materia. la luce filtra dalle persiane. no.non.voglio. nessun motorino ad accompagnarmi a casa. nessun treno per venire al lavoro, nessuno zaino da preparare perchè mi bastino i vestiti per tre giorni. ti prego. so che non riesco più a sopportarlo. ogni volta partire. ogni volta lasciarti qui pezzi di me che sanguinano. ecco il mio binario, ecco il mio treno. sono talemente stanca che per un po' chiudo gli occhi. nessun biglietto perchè io sto già pagando per i miei peccati. e poi correre e correre perchè adesso mi hanno chiesto di dare il massimo ma io dentro non ho più nulla. provare a fare ordine, riempire le tabelle per la riunione di giovedì. preparare i lucidi perchè saranno tutti lì ad ascoltarmi quando, intanto, i miei pensieri saranno con lui. un attimo, un attimo. adesso ho bisogno di respirare. esco un momento del giardino interno. e. e quel rumore. il rumore dell'acceleratore. no, non può essere. no, non è possibile. rientro e varco l'ingresso. è lui, con la sua speed. adesso io ho capito, adesso è tutto limpido come quando soffia la tramontana e il cielo è così blu che fa quasi paura. adesso io sono per lui. adesso lui è per me.
