martedì, 30 maggio 2006
mi piacerebbe scrivere un post. vorrei raccontare della sensazione che muove le viscere quando apro gli occhi e penso a Lui. Lui che è entrato nella mia vita e dentro di me. Lui che mi guarda come fossi la cosa più speciale. Scrivere delle acrobazie per riuscire a vederlo e ad accarezzarlo quando ne ho voglia, scrivere delle sue per raggiungermi e per dormire la notte insieme a me. Descrivere il luccichio dello sguardo quando incontro il suo, quando sento le sue braccia a stringermi, lasciandomi senza fiato nei polmoni. Lui che ha fatto di me la sua Regina. Ricercare insieme e condividere. Pensieri, emozioni, minuti. Sperare che non passi il tempo, pregare perchè scorra in fretta. Salire su una giostra che sembra non fermarsi mai. Lui e il suo odore. Lui solo con me. Noi. Vincolo che non mi va stretto, legame senza cui non riesco a percepirmi. mi piacerebbe scrivere questo post. e prima o poi sono sicura di poterlo fare...
venerdì, 26 maggio 2006
si, si. chiacchiera pure. bla.bla.bla.bla. intanto poi cadi sempre nei tuoi loop. quelli che ti fottono il cervello. allontanare per poi cercare. un castello di carte che poi crolla in un attimo. clap. clap. menomale che poi ci sono i tuoi fiori del male a farti compagnia. adorabili stilettate nel petto.
venerdì, 19 maggio 2006
non lo so. non lo so se sono ancora pronta. se riuscirò a controllare, gestire, organizzare, misurare. se la fiducia che è stata posta in me sarà ripagata con gli interessi. quello che so è che farò del mio meglio. sono motivata, entusiasta. mi giocherò il tutto per tutto. ancora una volta lontana da casa e ancora una volta con i miei demoni a farmi compagnia. ancora una volta nella mia solitudine. io, lei. fare i conti con me stessa e con gli obiettivi che devo raggiungere. grinta che si mescola ad agitazione. positiva. vai a. non f-e-r-m-a-r-t-i. no, non mi fermerò. zaino sul letto e vestiti da scegliere con cura. elegante e cool. mascara e capelli raccolti. e orecchini lunghissimi. adesso tocca a me. il mio primo ruolo di responsabilità. e che god save vodkalemon.
lunedì, 15 maggio 2006
tre giorni. tre piccolissimi giorni di training fuori città. la motivazione mi spinge, l'ambizione mi sostiene. mi dico che sono quei piccoli passi che devo ancora percorrere, che sono gli ultimi mattoncini che renderanno imponente la mia fortezza, che si tratta degli investimenti che alla fine faranno quadrare il bilancio. e salgo in macchina che è mattina presto e ascolto gli oasis e guardo il verde che prende il posto del blu del mare. gomme a scivolare su curve morbide e un timido sorriso in attesa di scoprire cosa mi aspetta. sistemerò i bagagli dopo, adesso è ora di iniziare. gli sguardi maliziosi cominciano subito e mi imbarazzano. un'ora, forse meno. giusto una conoscenza, non si tratta di amante storico e di bla bla bla. una persona nuova, nuova in quel senso, intendo. e poi c'è che la sua donna parte e magari potremmo bere qualcosa e poi c'è che andare in giro è però rischioso e poi c'è che giusto casa sua è libera e...adesso lo guardo con occhi provocanti. ci penso. si, prometto che ci penso. e l'indomani non prendo posizioni. mi diverto a sentire le sue parole bisbigliate all'orecchio quando gli altri non sentono. il badge scorre la sua banda magnetica ed è tardi. stai attenta, mi ammonisce. sto attenta, lo tranquillizzo. e lo seguo per stradine che nemmeno pensavo esistessero. una bella casa. foto di lui e lei ovunque, testimoni di "quanto è bello il nostro amore e non ti lascerò mai e il colore dei muri è proprio quello che volevo" cosa ti va di bere? ho della birra, del vino...vino, rosso. una paio di bicchieri. e distrattamente registrare le cose che senz'altro ha scelto lei e i put-pourri profumati e i quadretti incorniciati. parliamo di lavoro e ad una tratto si avvicina a me. quasi in maniera violenta. un bacio a cui non partecipo. le sue mani che scivolano lungo i miei fianchi...è che ho già deciso. avevo già deciso ancora prima di arrivare. poso il bicchiere. mi allontano con lentezza. vado via. tu sei matta. si. non accompagnarmi, faccio da sola. ma aspetta. non aspetto nulla.
anzi, una cosa veramente adesso la aspetto davvero.
aspetto un uomo.
lunedì, 08 maggio 2006
nulla, solo dire che è squillato il cellulare. giusto quei pochi secondi che intercorrono tra il primo drin e la mano che si infila in borsa, tocca quegli altri mille oggetti che nemmeno vagamente assomigliano ad un telefonino, ed, in ultimo, collega il tatto al cervello e pesca il simpatico compagno di avventure. ancora meno secondi quelli che separano il movimento dello sguardo che, da perso nel vuoto, si focalizza sul display. no, gli occhi non li ho strofinati per il mascara e la polvere di luce. il-mio-ex-storia-più-importante-della-mia-vita-per-cui-ho-fatto-tanti-progetti-e-che-ho-amato-tantissimo.
ma guarda un po'. si, sto benino, si, il lavoro va bene, sono nella mia città adesso, si. ma no, no che non sono più lì. giocare insieme...mah, perchè no? domani e dopodomani non posso. no, non lo faccio apposta, ho già degli impegni. beh, magari facciamo giovedì, o la prossima settimana. si, si, va bene. che bello sentire la mia voce? ehm...è tanto che non ci sentiamo. si, sono cambiata un po' ultimamente..si, esattamente quei cambiamenti che agognavi tanto. perchè proprio adesso? beh, non lo so. certe cose accadono, non c'è alcuna forzatura. ma chi l'avrebbe detto...eh già. allora ci sentiamo, quando sei libera...va bene, allora ciao. si, ciao.
click.
vado a fumare una sigaretta, va.
mercoledì, 03 maggio 2006
voglia di esplodere. miriadi di pezzettini di me a testimoniare chi sono. ragionamenti fluidi che non raggiungo perchè finisco sempre col rimanere imbrigliata nelle mie stupide logiche. scrivevo di indole e spirito di autoconservazione, lo scrivevo ad una persona importante che sa esserci anche se non è con me. il mio io cerca di preservarmi ma le mi voglie di spingono oltre. ed è troppo buio perchè io riesca a trovare una qualche razionalità. c'è l'accettazione o il delirio. e non valuto la possibilità di allontanarmi, perchè non riesco. dannazione, non ci riesco. una bambina in preda ai desideri, una mocciosa alla ricerca del piacere. solo che poi non sopporto i blackout dei fine settimana, l'allontanamento perchè io sono una distrazione. una maledetta, irresistibile distrazione. come si può accettare questo? i minuti fanno rumore e scandiscono le immagini che metto insieme. virtuale. virtuale come una vacanza che insieme non faremo mai, come un'abbraccio che in ufficio non vedrà mai nessuno. voglia di semplicità in cui annego. chi ha paura delle api si farà pungere. e, ancora una volta, mi travesto. metto i panni del "a me va benissimo così" e ricomincio a correre. e mi vergogno. mi vergogno a pensare che questa potrebbere essere una strategia. perchè so che non funziona. lo so benissimo. ma mi cullo nelle mie illusioni. mondo ovattato in cui posso abbandonarmi. do i have to say the words?