è un gioco sottile. è un gioco sottile quello che si muove tra la sincerità e l'artificio. troppi anni trascorsi a far finta che andasse tutto bene, a rispondere che no, non c'era nessun problema, che tutto filava liscio come l'olio. che tutto si poteva aggiustare. adesso ho smesso. ho smesso e cominciato a rispondere quello che voglio davvero. senza accontentarmi più e senza menzogna nelle parole.
sento una profonda solitudine; affonda negli anni passati e mette radici nel presente. attimi che non mi hanno portata a nulla, vissuti con l'intensità di momenti di cui avevo bisogno. poi ho iniziato a scrivere delle emozioni e dei desideri. "hai saputo cogliere i miei punti deboli, ma c'è anche l'altra a." "devo togliermi i miei sassolini dalle scarpe. sei un opportunista e anche se adesso non ho più alcun diritto da avanzare nei tuoi riguardi, allora nemmeno io ci sarò più". e mi rendo conto di quanto certi stati d'animo siano frutto di eventi che trovano la loro origine lontano nel tempo. solo che sono giunti a compimento adesso. adesso che c'è il distacco, adesso che non c'è più coinvolgimento. ma c'è la rabbia per il tempo perso, sì perso, e per sogni che nemmeno io so come possa aver cullato. non fingo più di stare bene, non fingo più di essere felice se passo una serata con loro, perchè non è quello che voglio. i cocktail non riempiono i vuoti e le chiacchiere non colmano la mia inadeguatezza. sono egoista e le vorrei per me. solo una serata come tanto tempo fa. per aiutarmi e farmi sentire parte di un gruppo. non sono lasciva, non ricerco. ma nemmeno posso più nascondermi. prendere in mano la mia vita anche per quello che concerne il mio privato e non solo il lavoro. le cose devono andare di pari passo o perlomeno allinearsi. procedere in sintonia. altrimenti manca qualcosa e mancherà sempre.
