lunedì, 30 gennaio 2006

dai che è tardi. ma non che  non è tardi. ti dico di si. la partita inizia alle otto e mezza e noi siamo ancora qui e, come se non bastasse, nemmeno sappiamo dove andare a vederla. ti ho detto che voglio mangiare la pastasciutta ed è un problema trovare anche solo una trattoria che abbia sky. la gente mica ha voglia di cenare e sentire la telecronaca (a parte noi, ovviamente). ma ti vuoi sbrigare? guarda che sei tu che ti devi sbrigare. ecco, appunto, ci manca anche che ti cambi il rossetto. e lo so. ogni volta provo a metterlo un po' più scuro e poi finisce sempre che non mi piace e rimetto il lucidalabbra rosa. pronti? pronti. andiamo con la tua? ma che cavolo mi vieni a prendere se poi andiamo con la mia? non lo sai perchè? perchè poi, almeno, quando torniamo ti posso riaccompagnare a casa perchè sei troppo ubriaca. mmm. touchè. usciamo dai. hai visto come piove? aspetta che rubo l'ombrello alla mia vicina. a., ma è enorme! e certo, almeno non mi bagno i capelli visto che li ho lavati oggi. che palle che sei. lo so. allora dove andiamo? e non lo so-o! aspetta. potremmo provare al p. l'anno scorso la facevano vedere e si mangia anche. si, roba precotta. ma cazzo a., allora stavamo a casa tua, comodi comodi, preparavi una cenetta e morta lì. seee, come no. come, come no? io non so cucinare, lo sai. potevamo ordinare una pizza, al massimo. bello. allora? allora cosa? andiamo al p.? e proviamo, anche se non è che mi piaccia molto. dai, parcheggia. un attimo! un attimo cosa? almeno entra a chiedere se la fanno vedere? ma piove! ma va? e cosa vuoi che faccia, che entri dentro con la macchina? no dai, ho già le rate fino al 2007...si! la fanno vedere! e come lo sai? ho letto il cartello di sky! ma se sei miope? miope, mica cieca! ti dico che la fanno vedere. allora parcheggiamo. dai che è tardi! siamo in due. avete prenotato? no. allora, vediamo...quel tavolo laggiù in fondo. ma non si vede lo schermo! a., mi stai esaurendo...ah si? pensa che non ho nemmeno ancora bevuto.

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lunedì, 23 gennaio 2006

mi piacerebbe che fossi qui. poterti guardare e domandarti, domandarmi, perchè non riesco mai a staccarmi da te. staccarmi come sarebbe lecito dopo quasi dieci anni. senza ripensare più a come mi guardavi e a come mi accettavi per quella che ero e per quello che riuscivo a darti. eppure sento che quel filo si sta spezzando. sei stato tu a farmelo capire ed io dovrò farmene una ragione. come si fa con i fallimenti e con la realtà sbattuta in faccia. niente più sere dedicate a far finta che il tempo non fosse passato e niente parole dritte al cuore. l'unicità che mi avevi regalato e l'esclusività che custodivo. sento che hai scelto la tua strada. di te percepisco ogni vibrazione e ogni irregolarità del tuo respiro. finalmente sei riuscito a sfuggire e non posso fartene una colpa. dovrei essere felice per te. dovrei lasciarti lo spazio che ti ho negato. cancellare l'ultimo residuo di presenza che forse ancora ingombra tra i tuoi pensieri. difficile perchè faccio fatica a staccarmi dalle mie certezze. doloroso perchè necessito di stanze comode in cui rifugiarmi quando tutto crolla. con te ho iniziato e senza di te finirò. non tutti i circoli viziosi muovono all'infinito. alcuni terminano, così. senza spiegazione. me.ne.sono.accorta.tardi. lucida sera di metà gennaio. "sono in giro". non al club o a s. in giro a costruire il tuo futuro. cercando i tuoi punti di riferimento e sorridendo tra il telefono e lo spazio che ci separava. no. non ti cercherò più. lascerò che le tue orme seguano il percorso. e nemmeno resterò ad osservare. allontanarsi, a volte, lenisce il dolore.

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domenica, 15 gennaio 2006

per tutto quello che mi sono lasciata indietro senza troppa convinzione. per i ripensamenti, tanti, che ogni giorno accompagnano i miei passi. per ogni sorriso che non ho fatto e per ogni parola sgarbata che ho detto. per tutto quello che avrei potuto fare e tutto quello che, sfortunatamente, ho fatto. per i sentimenti che non ho rispettato, per l'egoismo che ha avuto il sopravvento. per l'aver creduto di essere sempre io quella da consolare. per i momenti che non si ripeteranno più e per le gelide notti trascorse a sconvolgermi per trovare riposo. per tutte le sere in cui ho bevuto tanto e poi ho bevuto ancora. per le volte in qui i miei occhi hanno incrociato altri occhi dimenticandosi del resto. per quello che era importante ma che non ho saputo apprezzare. per le volte in cui ho giurato a me stessa che mi sarei vendicata. per tutte le lettere che ho stracciato e che non potrò più ricomporre. per le parole taglienti come lame e per i silenzi dolorosi come ferite. per il tempo che non voluto trovare, per il tempo che adesso avrei. per il veleno che ho sparso e per la rabbia che ho scaraventato. per ogni libro che non ho letto e ogni messaggio che non ho scritto. per le spiegazioni che avrei dovuto dare e per gli obiettivi che non inseguo più. per ogni telefonata a cui non ho risposto e per ogni azione che ho deciso di rimandare. per i comportamenti incomprensibili e per il mistero della mia felicità. per le bugie, i doppi sensi e la vergogna che non ho provato. per la fiducia mal riposta e per quella che invece non ho avuto. per quella che sono e per quella che non sarò mai.

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mercoledì, 11 gennaio 2006

nascondo malinconia dietro matita nera e mascara. i miei occhi devono scintillare. e tutto deve essere pronto. tutto deve trovare la giusta collocazione in un magnifico spazio. organizzazione mentale e parole che non voglio più trattenere. la lingua si scioglie e i pensieri stanno meglio. sono in giro ed io ho fatto posto. mettermi alla prova e fare quello di cui ho voglia. devo capire, inserire le chiavi nelle caselline giuste e trovare una combinazione. l'attesa mi rende indolente. la sfacciataggine mi dà forza. l'insolenza infonde energia. attenzione. smettere di avere paura. oggi ci sono persone che hanno bisogno di risposte. devo essere precisa. ogni sorriso come fosse una fotografia. qualcosa rimane dentro ma troverò il modo. perchè il modo c'è, c'è sempre. "i vagabondi del dharma" e "mexico city blues". mi sento un po' così. intanto mi arrabbio perchè non era il momento di lucidare il marmo. non.era.il.momento. sono qui per quello. ho in mente bitter sweet simphony e richard ashcroft che passeggia scontrandosi con chiunque capiti sulla sua strada. non si volta, un passo dopo l'altro. ecco. un passo dopo l'altro. con calma. canticchiando. no change, i can change, i can change, i can change,  but i'm here in my mold, i am here in my mold...  

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sabato, 07 gennaio 2006

che poi con le persone bisogna fare come con le piante. preparare il terreno, piantare il semino, innaffiare il germoglio. e poi lasciarle riposare quando è il momento, prendersi cura di loro, parlarle. aiutarle a crescere e innaffiarle ancora. non farle sentire il freddo ma nemmeno il caldo. gioire per ogni fiore che spunta dal fusto come se fosse una meravigliosa scoperta. e trovare il coraggio di toglierle dal vaso per piantarle in un grande giardino quando sentiamo che ne hanno bisogno. bagnare quella stessa terra con una lacrima, perchè possano ricordare che non le stiamo abbandonando. è il troppo amore che ci permette di lasciarle seguire il percorso che vorranno seguire.

postato da: vodkalemon alle ore 10:21 | Permalink | commenti (16)
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