interno, notte, ore 1.35. entriamo che le persone sono ancora sedute ai tavolini. è piacevole quella musica in sottofondo. chill out, forse. ed è piacevole quel tepore. fuori si congela, sto ancora tremando come una foglia. testarda come non so chi mi ostino a vestirmi poco, pancino e schiena scoperti. al solito. ci sediamo anche noi. è tanto che non metto piede in quel posto. mi ricorda le mie serate in cui, per entrare, era necessaria la tessera dell'università. adesso non occorre più. f. è uscita con me e ha lasciato m. a casa. c. ci ha raggiunta con il suo uomo e c. l'abbiamo incontrato in piazza delle ****. ho già bevuto, ma, come al solito, andiamo a prendere ancora qualcosa. mi dico che intanto, in questi locali qui, i cocktails sono talmente leggeri che non posso contare uno di quelli come uno intero. solite giustificazioni da alcolista. ma il venerdì sera, alle due del mattino, funzionano. eccome. ne intravedo due. ragazzi carini intendo. solita tipologia. solito sorriso accattivante. scambi di sguardi. f. mi dice di lasciarmi un po' più andare. ma io non ce la faccio. mi limito a guardarli, ma non muovo un dito. sono passati quei tempi. preferisco rimanere nel caldo accogliente della mia compagnia. quello che mi rassicura. intanto tolgono i tavoli e, decisamente infastidita, mi alzo. non ho voglia di ballare. vorrei restare così per sempre. con i miei amici, il vodkalemon che si mescola al ghiaccio e la musica in sottofondo per sempre. fermare il tempo. con la mia camicia, jeans e stivali preferiti. darmi il lucidalabbra e ridarmelo ancora. ancora sguardi. ma non mi muovo. perchè dovrei farlo? ma il tempo passa. il locale si riempe. c. e i. ci salutano. lui deve incontrare i suoi amici ed è giusto così. noi restiamo ancora un po'. ordiniamo ancora da bere. come se ce ne fosse ancora bisogno. come se fosse una sfida tra di noi e il raziocinio che ancora ci governa. sorrido. vado in bagno. coda kilometrica ma non riesco a trattenermi. mentre aspetto, conto il numero di tasselli del mosaico che troneggia nell'anticamera. non mi ricordo il numero quando è il mio turno faccio in fretta. mi stanno aspettando. sono quasi le quattro e decidiamo che è tempo di andare. non sono contenta. non mi dispiace nemmeno. acconsento. sento il mondo che ondeggia con me ma riesco ad aprire la maniglia della portiera. e poi sono discorsi con f. i soliti discosi con f. cara e dolce f. che vuole portarmi lì. che vuole andare con me là. non importa f. poi domani ne parliamo. adesso voglio solo sfilarmi questi tacchi e mettermi sotto il piumino. mi accompagna a casa. tolgo le lenti ma non mi strucco. meglio la calma che il dolore. meglio la solitudine alla vergogna.
