mercoledì, 28 settembre 2005

è ancora abbastanza chiaro fuori e non è necessario che accenda quell'odiosa luce artificiale. e poi conosco a memoria ogni singolo abito che c'è nel mio armadio. a destra i jeans. le magliettine e le canottiere estive sono nel secondo e nel terzo cassetto. mentre nel primo c'è la biancheria intima e ho fatto un po' di spazio per le cinturine. nell'ultimo, ancora coperto da una sottile pellicola di cellophane, ci sono le maglie a maniche lunghe; non sono esattamente pesanti, ma d'estate non puoi metterle. sullo scaffale ci sono i maglioncini e le felpe, quelle che preferisco di più. quelle con il cappuccio e le tasche per mettere le mani, quelle rosa, quelle con le stampe sulla schiena, quelle della mia squadra preferita. in alto a destra, appesi, ci sono i tailleur, quelli per il lavoro. le camicette bianche e qualche twin set che piegato si stropiccia. in alto a sinistra ci sono altre cose estive, anche queste sottili. sono cose che non metto molto. cose che non voglio buttare perchè sono convinta di indossarle ancora, qualche volta, prima o poi. se non altro mi illudo di farlo. in basso a destra ci sono i giubbettini, quelli leggeri. quelli di jeans. di ogni sfumatura di colore. un paio neri. le giacche pesanti devo tenerle nell'armadio al piano di sopra e tra qualche settimane credo proprio che mi toccherà andarle a prenderle. insieme ai maglioni, quelli che odio. insieme alle scarpe chiuse, alle sciarpe di lana. insieme al freddo. ma quello, dentro di me, è già arrivato.

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sabato, 24 settembre 2005

e va bene. cioè, non è che vada proprio bene. però, almeno, mettiamoci d'accordo. il mio desiderio non si sta realizzando. non riesce ad avverarsi. mi sono allontanata da tutti. per non soffrire, mi sono detta. in attesa. in stand-by. rubrica. cerca numero. cancella. cerca numero. cancella. cancella. traccia una riga e volta pagina. è che quella pagina continua a rimanere bianca. e non riesco a scriverla. il destino non vuole che la scriva. allora torno indietro. riprendo a vivere come prima. ho bisogno di e.m.o.z.i.o.n.i. di sguardi maliziosi. incontri fotocopia. attimi di cui adesso ho bisogno. mani strette in altre mani, cocktails, respiri veloci, baci al limite della decenza, cinture slacciate, movimenti lenti del corpo. capelli sul viso a nascondere occhi lucidi. e quando sento che lui è completamente in balia di me, lo allontano con dolcezza. non qui, non ora. sta albeggiando. l'hotel sta per svegliarsi. entrerò nella hall e riempirò i miei polmoni del profumo buono delle brioches. ancora un bacio. lunedì non torno a casa, magari ci sentiamo. mi addormento con addosso il suo odore. non prima di leggere che con me sarebbe bello stare assieme fino al giorno dopo. sorrido. non c'è bisogno di mentire. sta bene anche a me fare solo del sesso. ed è con i passi dei primi clienti che partono che, finalmente, chiudo gli occhi.

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giovedì, 22 settembre 2005

le 18.30. a., vai pure a mangiare, ti sostituisco io per mezz'ora. (ma quanto sei carina p.) grazie p., allora vado. poco personale nell'office. poche presenze in hotel e quindi poco personale. lo chef, quello matto, l'unico simpatico di questo staff, non ha comuque lesinato sul cibo. lasagne, tagliata e qualche fettina di mozzarella. e, ovviamente, il mio bicchiere di vino rosso. ah, ho anche mangiato una prugna. caffè, sigaretta e si torna qui. nella mia prigione dorata. yes sir, of course. the internet point is just over there. it's free. ohhh, thank's. you're welcome. si, certo, come no. almeno mangiassi in hotel invece di tirarmi scema per sapere i ristoranti della zona. cazzo, io non li conosco. non sono di questi posti. may i have my passport? here you are (mica te lo rubo...e poi stai qui una settimana). yes, v. is quite far from here...oh, sorry, just a moment. buonasera signori, posso aiutarvi? ehm, si...volevamo delle informazioni per un pranzo di nozze (che voglia che ne avete)...sa..ci vorremmo sposare a maggio del 2006 (ma lo sapete quante cose posso succedere da qui a maggio 2006?  che ne so...magari un bel paio di corna, giusto per movimentare le cose..). si, si ho capito. allora vi accompagno a fare un giro per la struttura. quanti invitati? beh, insomma...(e si guardano, cioè, lei guarda lui in evidente stato di imbarazzo), io direi...centosessanta più o meno (ahhpperò, mica cazzi frizzi e lazzi, non so nemmeno se io le conosco c.e.n.t.o.s.e.s.s.a.n.t.a.p.e.r.s.o.n.e.). allora cari signori direi che questa è la sala che fa al caso vostro...vedo i loro occhi scintillanti. obiettivamente, con le sue travi a vista, gli affreschi alle pareti e la regia soppalcata, i tavoli già imbanditi per il matrimonio di domenica...è un gran bel vedere. lei se ne è già innamorata (forse più di lui? dai a., tieni a freno la tua malignità. o i.n.v.i.d.i.a.? naaa...). se ora voleste lasciarmi i vostri dati, sarò lieta di farvi contattare dal mio direttore, il signor d. senz'altro, al massimo sabato. capisco. no, no, sabato sarete contattati. graaaaaaaazie signorina, davvero gentile. ma di nulla (non vedevo l'ora di abbandonare il mio comodissimo sgabello per mostrarvi tutto l'hotel con i miei 8 centimetri di tacco). arrivederci. hotel **** ***** buonasera sono a. buonasera sono f., avete disponibilità per una singola questa notte? (ehhh, tutta quella che vuole) mmmhhhh, mi faccia controllare...vediamo..guardi, ho ancora qualche camera libera. ah, bene! che prezzo mi fa? mah, in questo periodo non posso farle meno di 100,00 €...sa, l'hotel è quasi al completo. non riesce a farmi meno signorina? beh signore, io le avrei dato una bella camera, altrimenti, per 90,00 € le riesco a dare una camera decisamente più piccola, vista retro, un po' rumorosa...capisco, allora va bene, facciamo quella da 100,00 €, arrivo tra mezz'ora. perfetto. grazie signor f., a dopo. falsa.bugiarda.ipocrita che sono. buon lavoro a tutti.

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sabato, 17 settembre 2005

a volte, basta cambiare gli itinerari per scoprire individui, esistenze, percorsi incredibilmente distanti da noi.

sto viaggiando spesso in treno. hanno un loro fascino le carrozze. alcune decisamente fatiscenti, altre così nuove che sembrano appena uscite dalla fabbrica, o dall'officina, o da dove diavolo le costruiscono. ci sono alcuni sedili che trasudano vita vissuta, vetri che ci parlano di amori non corrisposti e di odi razziali, di ideologie, o semplicemente di noia riempita con uni posca che hanno lasciato la loro traccia per sempre. alcune carrozze sembrano invece intonse, attraverso gli auto parlanti disposti in ogni scompartimento si diffonde la voce del capotreno che augura buon viaggio, informa i signori viaggiatori sul numero delle fermate intermedie ed avvisa circa i tempi di percorrenza. decidere di sedersi all'interno di uno scorpartimento piuttosto che in un altro, significa intrecciare minuti, ore, intere mattinate della nostra vita con quella di altri. è abbastanza facile intuire chi ha voglia di parlare o chi invece, come me, preferisce guardare fuori dal finestrino, ascoltanto un cd o leggendo qualche classico. una settimana fa, sul mio intercity partito da *** e diretto a ***, ho incontrato una signora che viaggiava con la sua bambina di otto mesi. la aspettavano 6 lunghe ore di viaggio ed è stato emozionante vedere la calma con cui accoglieva ogni piccolo gesto o capriccio della piccola, trasformandolo in un'occasione di gioco. era una signora estremamente organizzata e molto pratica. aveva una zaino pieno di giochini, libri, biberon, golfini, cose da mangiare. è stato naturale instaurare una conversazione con lei. tanto che, ad un tratto, quando le è squillato il cellulare,  mi è sembrata la cosa più normale del mondo prenderle in braccio la bambina che, subito, mi ha riservato un sorrisetto incuriosito. me l'ha lasciata anche per andare alla toilette. "ne approfitto, signorina", mi ha detto. mi sono trovata sola con la bimba ed è stato bello stringere quelle manine minuscole, guardare i suoi occhi piccolissimi. particolari che domani, forse, saranno la fortuna o la disgrazia di tante maestre, professori, uomini. un corpicino fatto per crescere ed un cuore fatto per emozionare o per distruggere. pochi minuti, poi la mamma è tornata. ha iniziato a raccontarmi che proprio quella mattina la sua bimba aveva iniziato a fare ciao con la mano, tant'è che adesso salutava tutti. quando il capotreno ha annunciato l'arrivo alla stazione in cui si sarebbe concluso, anche per quella volta, il mio viaggio, la bimba ha chiuso e aperto le sue ditina verso di me. un semplice meccanisco di imitazione, per lei, mentre, per me, un'occasione per sorridere e scendere dal treno con lo stesso sorriso sulle labbra. bon vojage a tutti.

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domenica, 04 settembre 2005

ancora lontana da casa. le mie dita scorrono veloci su una nuova tastiera ma i pensieri sono sempre gli stessi. i miei bilanci sono sempre gli stessi. pendono sempre da una parte e non è certo quella positiva. tanti inizi conclusi tutti troppo velocemente. talmente tanto da non poter essere considerati inizi, ma solo passaggi. quanti passaggi. quanti passaggi dovrò ancora affrontare? quante illusioni? quande delusioni? la mia corazza si sta nuovamente spezzando. ogni volta credo di costruirla più forte. invece è sempre più fragile. gli anni la rendono più fragile. le mancanze la rendono più fragile. la sfiducia la rende incosistente. tanti uomini senza scrupoli. ho promesso che nessuno si sarebbe più approfittato di me. che nessuno si sarebbe insinuato nella mia corazza. e lo sto facendo. sto portando avanti i miei deboli propositi. ma se io non vinco, non vincono nemmeno le loro donne. siamo tutte perdenti. io perchè non riesco mai a non illudermi e loro perchè credono a storie perfette con compagni perfetti. a vacanze perfette. e se il loro uomo si allontana con il cellulare in mano, mentre restano ad abbronzarsi su sabbie calde e dorate perfette, credono a perfetti problemi di lavoro. anche se poi è a me che arriva l'sms. è quello che vivo sulla mia pelle. attraggo le persone sbagliate o sono io ad essere sbagliata. mi addormento con il lexotan e con questo pensiero. da tanto tempo ormai. devo alzarmi e chiudere le porte, inizia ad entrare aria troppo fresca e ho i brividi. domani torno a casa per due giorni. mi aspetta un lungo viaggio. solito lettore cd e i miei fiori del male. è immobile la campagna. mi ha sempre trasmesso un senso di tristezza. io ho bisogno del mare. mi aiuta a pensare con maggior lucidità. mi perdo nelle sue onde e nei suoi colori. vorrei fare come lui e non fermarmi mai. invece adesso mi sento immobile. non soffro. non piango. non sorrido.

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