anche se racconto delle mie vacanze estive quando ero ancora una bambina, non voglio che vi dimentichiate che mi sento uno schifo. che mi sento incompleta. che non c'è una cosa, una fottutissima cosa che va bene. perchè anche se racconto aneddoti sul mio lavoro in albergo, sulla gente buffa che incontro e sulle mille cose che ci sono da fare perchè tutto fili liscio, dentro mi sento a pezzi. anche se scrivo dei cocktails che ogni sera ingollo senza ritegno, delle serate in discoteca super mega fantasticamente acchittata, senza un glitter fuori posto, l'unica cosa che vorrei veramente sarebbe bere un'aranciata in riva al mare vicino a una persona speciale. una persona mia. anche se poi scrivo dei milioni di chewing gum che mangio, del libero arbitrio e dell'indipendenza del pensiero, alla fine non me ne frega nulla. perchè sto per esplodere. ho bisogno che qualcuno mi faccia appoggiare la testa sulle sue spalle e, accarezzandomi i capelli, mi dica che va tutto bene, che ci penserà lui a me e che io devo soltanto rimanere tranquilla. invece scrivo dei compiti delle vacanze che non ho mai fatto, degli anni che non torneranno mai indietro. di quando guardavo i cartoni animati e di quando bevevo i succhi di frutta. ma dentro sento una tristezza infinita, una rabbia incontenibile. per me, che non ho concluso nulla, che non ho in mano nulla, che non ho nulla per cui valga la pena svegliarmi al mattino. e per mia madre, che sta inesorabilmente distruggendosi. e non le importa di me, della sua famiglia, dei suoi bimbi. continua il suo gioco al massacro. giorno, dopo giorno, dopo giorno. avrei voglia di scuoterla. scuoterla fino a farle male. farle capire che sta bruciando gli anni che le restano. che così sta ferendo tutti. me. ma poi penso di averle provate tutte. anzi, forse ho fatto davvero l'impossibile. che non è servito. perchè quando una persona non vuole essere aiutata, nessuno può fare nulla. e quindi proseguo nella mia terribile convivenza e, guardandomi indietro, rivedo le stesse situazioni di dieci anni fa. non un ragionamento. non una parola che non sia ripetuta all'infinito. come una cantilena che mi fa venire i brividi. provo a ragionare con lei. provo a parlarle. ma è solo l'ennesimo fallimento. infinito tentativo che sortisce solo l'effetto di accrescere la mia amarezza. e mentre scrivo della guerra in medio oriente, dei marines e dei fottuti americani, sento che mi sto sbriciolando. pezzettino per pezzettino. e sogno solo qualcuno che mi porti via. a centomila chilometri da qui. voglio soffocare nel suo odore. dipendere dal suo odore. dimenticare. annullare. e vivere.
