lunedì, 30 maggio 2005

troppe chewing-gum. decisamente troppe. ne compro di ogni tipo. le blanx, le pasta del capitano, o molto più comunemente, le daygum microtech. quelle con le particelle di calcio che fanno bene ai denti.o, almeno, questo è quello che scrivono sul pacchetto. ma, dovremmo poi credere a tutto quello che ci dicono? a tutte le pillole di saggezza, pret-à-porter, che ci propinano come fosserto zigulì? ogni ricerca scientifica ne smentisce puntualmente un'altra. le patatine fritte fanno male? il pisolino quotidiano fa  bene al cervello? bisogna fare cinque piccoli pasti al giorno? ora, mi domando, ma chi cazzo dà il diritto alle persone di dire ad altre persone quello che devono fare? perchè non devo mangiare le patatine se mi fanno sballare? perchè devo fare cinque pasti quando due, abbondanti, mi fanno stare più che bene? secondo me, questo diritto non lo ha nessuno e, nessuno, in nome di qualsivoglia fede scientifica, può pensare di averlo. siamo uomini, mon dieu, lasciateci sbagliare. lasciateci in mano i fili delle nostre esistenze. lasciate che siano i nostri istinti a guidarci, i nostri ideali. per quanto folli possano sembrare. per quanto irrazionali appaiano. controllati a vista dal grande fratello che, un bel po' di anni fa, orwell soltanto ipotizzava, abbiamo perso la nostra libertà. il nostro privato è diventato pubblico. i metri quadrati delle nostre case, l'acqua che usiamo per fare la doccia, ogni singolo centesimo che finisce nelle nostre tasche, avete traccia di ogni nostro singolo movimento. però, signori, le idee e i sogni lasciateli a noi. sono nostri. se abbiamo voglia di bere, fateci bere. se abbiamo voglia di mangiare il tacchino farcito, di non fare sport, di andare in giro con l'ombelico scoperto...lasciateci liberi di scegliere. and u can say what u want but i won't change my mind...e poi, lasciatemi magiare le chewing-gum. con lo zucchero o senza, dipenderà dalla voglia che avrò in quel momento. e se avrò voglia di fare le bolle...ovviamente le big-bubble. ne conoscete di migliori?

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giovedì, 26 maggio 2005

oggi ho promesso a una persona speciale che avrei aggiornato il blog. ho deciso che questa persona (e, con lei, chi avrà voglia di leggere le seguenti righe) mi conoscerà un po' di più. e lo farà perchè ho deciso di scrivere tutto quello che odio. Le cose più stupide e quelle che compromettono seriamente la mia giornata. odio le api, i calabroni e i ragni (e non parlatemi dell'ecosistema e delle api e dei calabroni che impollinano i fiori e i ragni che mangiano le mosche perchè, altrimentri, al termine di questo post, odierò anche voi). odio l'odore della pipì quando mangio gli asparagi e odio la pasta che rimane nel lavandino. odio chi si lava i denti e lascia in giro il dentifricio con i pezzettini di mangiare. odio farmi la doccia al mattino. odio le coppie che vanno a magiare nei ristoranti chic e ordinano l'acqua naturale (ma odio anche quelli che vanno a mangiare in trattoria e ordinano l'acqua naturale). odio chi non si lava i capelli. odio il caldo e odio il freddo. odio quando mi provo venti magliette e nessuna mi piace. odio il rimmel che sporca la palpebre. odio la matita sbavata. Odio quando mia madre mi chiede alle tre del pomeriggio se esco/con chi e se torno tardi. odio rimanere senza soldi sul cellulare. odio chi suona il clacson se non parti appena il semaforo diventa verde. odio le persone anziane che dicono "ai miei tempi..". odio chi mi guarda prima le tette che gli occhi. odio fare le scale. odio l'odore di sudore. odio aspettare. odio chiripete sempre le stesse cose. odio la zucca e le bietole. odio comprare il gelato nella vaschetta e dover aspettare che si scongeli. odio svegliarmi presto la mattina. odio la coca cola sgasata. odio le persone presuntuose. odio le unghie non curate. odio gli uomini che sembrano donne. odio i poliziotti. odio i gatti e farmi il letto. odio essere usata e odio chi si mette le dita nel naso. odio i boxer e i jeans stretti in fondo. odio perdere i bottoni delle camicie e odio la mia divisa. e poi, odio quando chiamano il mio direttore dottore, quado invece non lo è. ma che ci volete fare...

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sabato, 21 maggio 2005

sabato mattina. ore 6,30. non sto tornando da una serata distruttiva. sono sveglia da mezz'ora. sono truccata alla perfezione, ho raccolto i capelli e indosso la mia divisa. poche automobili. pochissime automobili e autobus semi-vuoti. la strada scorre liscia sotto le gomme. alcuni semafori lampeggiano ancora. eppure la città, pian piano, apre gli occhi. odore di caffè e profumo del mare che, senza sosta, lambisce la spiaggia. registro questi particolari senza interesse. devo fermarmi a comprare i giornali e il latte. tante colazioni stamattina e tante partenze. impazienza. avrei voglia di sterzare il volante. uno dei miei desideri ricorrenti, da piccola, era quello di imboccare una strada sconosciuta per poi finire in un posto meraviglioso. avrei voluto poterlo fare stamattina. imboccare uno di quei sentieri che si perdono nella vegetazione, superare boschi, radure e prati per poi finire...non importa dove. non si dice che l'essenza del viaggio sia il viaggio stesso? eppure non ho sterzato il volante. ho percorso la solita strada che mi porta in hotel. ho comprato quello che serviva e ho passato il badge. estathe e torta. vivere o morire. prendere o lasciare. sorriso di plastica e falsa cortesia. bancomat e carte di credito. contanti che passano nelle mie mani senza che siano davvero miei. oggi la luce è accesa. illumina i miei pensieri. attraversa le mie sensazioni. non mi sento ancora pronta ma sono lucida. svegliarsi presto al mattino schiarisce le idee. ossigena la mente. sento la stanchezza ma non vedo più il buio. immorali gratificanti le mie ultime giornate. ma perchè bisogna sempre pensare? abbraccio quello che ho. è giusto che me ne privi in nome di chissà quale principio? adesso, il principio è la mia sospensione. voglio vivere sospesa. e poi, ora voglio guarire. anche se è un piccolo problema - and all the roads that lead to you were winding, and all the lights that light the way are blinding, there are many things that I would like to say to you, I don't know how - tornerò come prima.

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martedì, 10 maggio 2005

...a volte mi fermo a pensare a come sarebbe la mia vita se avessi fatto scelte diverse.

  • dopo la maturità (quella scolastica, perchè quella vera la sto ancora aspettando) avrei potuto andare all'estero. per studiare. per cazzeggiare. per fare esperienza (come si è soliti dire, anche se non so bene, poi, cosa voglia dire). per allontanarmi da casa. per capire i legami forti da quelli che lo erano solo in apparenza. per mettermi alla prova.
  • avrei potuto sposarmi con e. che alla fine credo sia l'unica persona che mi abbia mai amata nel vero senso della parola. in maniera incodizionata. lui si che avrebbe mantenuto i miei ultimi anni di università (sempre se non fossi partita per l'estero). lui si che mi avrebbe protetta, che si sarebbe preso cura di me. me e i miei problemi. le mie crisi perchè in casa mi sembrava di impazzire (anche se, passati 10 anni, le cose poi non sono cambiate di una virgola. e mia mamma piange sempre e si distrugge sempre. e mio papà è sempre convinto di avere quarant'anni invece di sessanta). noi e la sampdoria. noi e il pulmino che ci portava a ballare in toscana. a lui non importavano le ore di sonno che diminuivano ogni minuto in più passato con me.
  • spaventata com'ero dalle storie a distanza, sempre se non avessi lasciato e., com'è che poi ho iniziato una relazione con r.? una settimana dopo il nostro incontro all'atlantique, a milano, eravamo ad alassio. per passare un sabato sera che poi è diventato un weekend. senza il minimo imbarazzo ho chiamato a casa per avvertire che non sarei tornata. certe situazioni bisogna viverle, mi sono detta. e il fine settimana dopo ero a milano. e quello dopo lui era da me. per due anni e mezzo. fino a quando si è trasferito nella mia città. ed è passato un'altro anno e mezzo.
  • ho incontrato persone che, alla fine, non ho mai voluto conoscere davvero perchè ritenevo che la mia storia fosse più importante.
  • ho sposato la causa di mia madre e ho condiviso con lei il dolore, il suo esaurimento, ogni singolo bicchiere, ogni maledetta lacrima. e non me la sono mai sentita di lasciarla.
  • avrei potuto dare ascolto a chi mi diceva che la facoltà che frequentavo non mi avrebbe offerto reali possibilità. ovviamente non l'ho fatto e, altrettanto ovviamente, mi ritrovo a fare la receptionist in un cazzo di albergo.

se non avessi fatto queste scelte, forse sarebbe stata la vita di qualcun altro, ma non la mia.

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lunedì, 09 maggio 2005

mi sento in bilico. sospesa. cammino sul filo. assenza di dolore e assenza di felicità. nè sto bene nè sto male. sento di dovermi proteggere. sento di dover aver cura di me. una notte non colma il vuoto di un'esistenza, così come un abbraccio non scioglie il freddo che sentirò quando sarò nuovamente sola. camminare sul filo mi permette di concentrarmi. su me stessa e per me stessa.

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sabato, 07 maggio 2005

mercoledì non sono stata a pensarci su più di tanto. ed in generale, non è che  stessi pensando così tanto all'eventualità di farmi incidere qualcosa in particolare su una parte del mio corpo in particolare. ho conosciuto questo ragazzo che fa tatuaggi, ho preso appuntamento e venerdì sono andata nel suo studio. così. non avevo nemmeno un'idea precisa sul disegno che poi mi avrebbe accompagnato tutta la vita come un amico (o un nemico) fedele. solo in auto, mentre mi dirigevo da C. ho deciso dove avrei voluto averlo e, solo dopo aver visto poche decine di disegni, ho deciso quale sarebbe stata l'immagine che sarebbe stata con me, e in me, per sempre. Lui ha cercato il più possibile di mettermi a mio agio, ha preparato tutto con cura, ha messo un po' di musica, ha cercato di sciogliere la tensione che vedeva crescere in me. mi ha fatta sdraiare, ha tirato su i miei jeans fino al ginocchio e ha riempito una boccettina di inchiostro. ha preparato la pistola con l'ago, ha passato un po' di disinfettante sulla pelle e poi mi ha chiesto se ero pronta. pronta? in quel momento, veramente, ero pronta solo ad andarmene. in quei venti seconti che hanno separato la sua domanda dalla prima incursione nella mia carne ho continuato a chiedermi cosa cavolo stessi facendo lì. continuavo a chiedermi quando avrei smesso di fare i capricci come una bambina che vuole a tutti i costi il gelato dopo aver mangiato un sacchetto intero di caramelle....il tempo per darmi una risposta non l'ho avuto. C. aveva già cominciato a disegnare. disegnava sul mio corpo. e ogni penetrazione dell'ago mi procurava un brivido, forte come una stiletatta nel cuore. girata su un fianco, ogni tanto provavo a guardare i progressi del suo lavoro..il mio tribale stava prendendo forma e, con lui, in me nasceva una nuova consapevolezza. questa pazzia sanciva in me un cambiamento. come un punto di snodo tra quello che era stato e quello che non sarebbe stato più. come tirare una riga e ricominciare. ho deciso che non avrei più sofferto. ho deciso che il mio equilibrio e la mia serenità (o meglio, per iniziare, assenza di dolore) sarebbero diventati il mio obiettivo. il mio fine. la mia ragione. sono stati secondi interminabili. ma oramai ero in gioco. dovevo continuare a ballare. non mi infilerò più in storie assurde. e se lo farò le vivrò per come devono essere vissute. non saranno sufficienti a farmi piombare nel baratro. il mio umore non varierà al ritmo degli sms ricevuti. al ritmo dei consensi, delle approvazioni, dei colloqui di lavoro che mi vedranno protagonista. cercherò di stare bene con me stessa e per me stessa. il suo "direi che abbiamo finito" mi ha fatto emergere dal languore dei miei pensieri. con occhi nuovi ho guardato quel disegno bellissimo. il mio nuovo essere. abbiamo bevuto insieme un estathè. abbiamo riso ancora un po', ho pagato e poi sono volata mia. ero fiera di me. sono fiera di me.

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lunedì, 02 maggio 2005

basta legami. come un filo d'erba in balìa del vento e della pioggia ho deciso di diventare forte. voglio mettere radici profonde nel terreno perchè nessuno possa più sradicarmi. voglio gioire del sole che sorge e che scalda il mio stelo e voglio sorridere della tempesta che satura l'aria con la sua elettricità. voglio crescere e diventare grande. come non lo sono mai stata. cercherò la luce e sarò luce con lei. una cosa sola. la solitudine sarà la mia compagna di viaggio perchè la sofferenza sarà solo la mia. non voglio dividere nulla con nessuno. risorgerò dalle ceneri. pelle traslucida incastonata di cristalli. ogni cristallo è qualcosa che mi è stato portato via. prima la fiducia. poi la sicurezza in me stessa. e la stima, la gioia, il disincanto. non torneranno più, lo so. ma so di poterne fare a meno. mi rimane la rabbia, l'abbandono, l'ira, la cattiveria. saranno il mio nutrimento. occhi di ghiaccio. volerò con ali fatte di rancore e cucite con il veleno. quel veleno che scorre nelle mie vene e che mi avviluppa come una coperta calda. voglio cullarmi nel mio veleno e non voglio ascoltare niente. non posso ascoltare niente. le mie orecchie sono sature di parole che non avrei mai voluto sentire. si rincorrono senza sosta. ed io vorrei soltanto spegnerle. invece hanno aperto ferite profonde nelle mie carni e quello che posso fare, adesso, e nascondermi in un angolo per curarmi. invisibile. inconsistente. non mi resta che scolpire le mie colpe. nero su bianco. e poi ancora nero su bianco. dopo aver pianto tutte le lacrime del mondo cosa mi resta? voglio rallentare il mio cuore. io non ho più sentimenti buoni. sono pervasa dall'indifferenza. meritavo carezze. adesso sono fredda. congelerò ogni goccia di sangue. congelerò i ricordi. i dialoghi. chiusi in astucci di ferrò non potranno più farmi male. nulla potrà farmi più male. costruirò uno scudo di spine e quello sarà il mio riparo. la mia forza. ho pagato a caro prezzo ogni dispensa d'amore. ho elemosinato sorrisi. adesso, intorno a me, solo terra bruciata. distruzione. respiro, ogni respiro è per me. per quello che sono e per quello che non sarò mai.

postato da: vodkalemon alle ore 07:34 | Permalink | commenti (24)
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