mercoledì, 27 aprile 2005

...quando ero ancora una ragazzina con i capelli biondi e mettevo i jeans di velluto e la camicina a quadretti. uscivo alle due meno venti da scuola e, al sabato pomeriggio, andavo direttamente in discoteca dall'altra parte della città. sentivo che il mondo girava attorno a me, girava con me. ballavo. ballavo e aspettavo che mettessero su i lenti. per dare i miei primi, dolcissimi baci. e le telefonate. che senza i cellulari erano una scommessa con il destino. non volevo chiamare da casa. una salita e arrivavo al circolo del tennis. cambiavo le monetine. e speravo fosse a casa. speravo rispondesse lui. e, senza accorgermene, sono scivolata nel primo grande amore. quello che ha rivoluzionato le mie prospettive. un mondo da scoprire. lentamente. perchè i sentimenti non hanno fretta. ti abbracciano e ti portano a visitare emozioni di cui non immagini l'esistenza.

e poi è arrivato il dolore. quello che non ti lascia scampo, quello che ti toglie il respiro. i sogni si spezzano. è la realtà. la realtà con cui ci si abituerà a fare i conti. maestra di vita. insensibile. cruda. inevitabile. gioca con l'inesperienza degli anni e non vede le tue lacrime. puoi gridare, graffiarti la pelle fino a farla sanguinare...e lei continuerà a guardarti con i suoi occhi di sfida. le piace metterti alla prova. sfuggente. ingannevole.

*to be continued*

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martedì, 26 aprile 2005

Il governo americano ha prosciolto da ogni accusa gli autori dell'omicidio di Nicola Calipari (agente segreto del sismi, protagonista della liberazione della giornalista italiana Giuliana Sgrena) - che schifo.

Sempre il governo americano (o meglio, la grande farsa che si chiama America) ha deciso che gli alti vertici militari impegnati nella missione di pace in medioriente non sarebbero stati processati per le torture ai prigionieri iracheni - che schifo.

Molto più vicino, qui in Italia, c'è gente che vive nelle baracche perchè non può permettersi i soldi di un affitto - per contro, i politici guadagnano 20 m.i.l.a. euro al mese, hanno i body guard, le macchine di ordinanza, la villa a Porto Cervo e i figli che studiano nelle migliori università private del mondo - che schifo.

Se pugnali una persona cento volte e poi, non contento, la prendi a pietrate in testa fino a che sarà necessario il calco dei denti per l'identficazione, ma hai un buon avvocato che dimostra che vedi le nuvolette rose e senti voci che ti spingono ad uccidere....beh, dopo un mese puoi portare il tuo nipotino ai giardinetti e, perchè no, alle giostre.

...

Ma in che cazzo di mondo viviamo?

postato da: vodkalemon alle ore 12:21 | Permalink | commenti (9)
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martedì, 26 aprile 2005

ma lo sai che secondo me in questi giorni ci siamo mandati più sms che in
tutta la nostra conoscenza? :) davvero eh...e ti direi una bugia affermassi
che la cosa non mi abbia fatto piacere.
ad essere sincera (e credimi che al mattino, a quest'ora, non sarei in grado
di raccontare balle perchè i neuroni devono ancora trovare le loro sinapsi),
è stato bello leggere i tuoi messaggi. è come se fosse venuta fuori una
verità che, francamente, immaginavo persa come quelle cose che non troviamo
più. hai presente quando non trovi una cosa, ma sei sicuro di averla ancora
da qualche parte? non ti affanni a cercarla, non ti preoccupi più di tanto,
perchè sei sicuro di averla ancora e sai perfettamente che, quando meno
te lo aspetti, salterà fuori..
non so se ho reso l'idea, quello che intendo dire è che quello che proviamo
io e te, nonostante strade diverse, amori diversi e scelte diverse...è sempre
stato lì. non è scomparso.
le nostre cose non-dette, i nostri sottintesi, i nostri doppi sensi...quella
cosa che abbiamo cominciato dieci anni fa e che non abbiamo mai finito.
ho voglia di vederti, ho voglia di guardarti un pochino negli occhi e sono
curiosa di sapere quello che potrei provare. sono curiosa di conoscere le
miei emozioni.
cosa ci lega, m.? io non lo so. sono passati mesi senza una telefonata,
senza una mail, senza un messaggio. il bello è che non è mai cambiato niente.
ci siamo sempre ritrovati da capo. con le nostre vite, i nostri problemi
ma...con qualcosa che ci unisce e, credo, ci unirà sempre.
un po' di intimità assieme? io non ti assicuro niente eh..
un bacio enorme.

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giovedì, 21 aprile 2005

altro che tuffo nel passato...

la colonna sonora della mia infanzia...

http://www.yadirs.net/creamymamihomage/italiano/index-cm.htm

ghghhghghghghghhghghghhghghghgh

postato da: vodkalemon alle ore 20:50 | Permalink | commenti (11)
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mercoledì, 20 aprile 2005

Ho sempre avuto una passione sfrenata per le bolle di sapone. Al punto che, non meno di due mesi fa le ho comprate ancora. Di quelle con il labirintino in cima al tappo, per intenderci. Ricordo che appena la pallina di acciaio arrivava nel solco, immancabilmente, qualcuno mi dava una spinta o mi distraeva ed ero costretta a ricominciare da capo. Non che fosse difficile eh, però ricordo che la qualità del giochino lasciava molto a desiderare (magari lo spazio tra la plastichina e il percorso era poco) ed era una soddifazione guidare quella sfera fino al punto di arrivo. Chiaro che poi, la parte migliore arrivava quando, finalmente, facevo le prime bolle. Quel miracolo di bellezza e semplicità. Di fantasia. Mi piaceva farle grandi le bolle. Soffiavo piano. Ed eccola lì, che volteggia davanti ai miei occhi. Si riflettono su di lei gli alberi, l'erba del giardino (chiaramente, guai a farle in casa!), la mia espressione di entusiasmo. Mi piaceva immaginare che potesse volare sopra le case per arrivare in un posto a me sconosciuto, portandosi appresso i miei sogni e le mie speranze. Libera. Bella da impazzire.

E comunque mi piaceva anche la raffica che riuscivo a creare soffiando nel buchino più piccolo. Una miriade di bollicine. Soffici come una nuvola. Incredibilmente trasparenti. Incredibilmente leggere. A., dai vieni dentro che c'è freddo! Aspetta mamma, ancora cinque minuti. Voglio-soffiare-la-bolla-più-grossa-del-mondo...

Finito il sapone sì che vivevo il dramma che si può vivere solo a 9 anni. Quelle tragedie che scavano ferite profonde che i grandi non possono capire. Io volevo un altro barattolino e lei, di nascosto, prendeva quello vuoto e lo riempiva di svelto. Come se i bambini fossero scemi. Come se non fossero in grado di accorgersi che, per chissà quale alchimia, il sapone per lavare i piatti non fa le bolle come si deve...anche se non mandavamo messaggi multimediali, anche se non conoscevamo a memoria tutte le funzioni di un palmare o non parlavamo in videoconferenza...mica eravamo stupidi. Noi giocavamo con il lego o le barbie. Mica quelle sciaquette delle bratz. Tsè.

Mamma-lo-so-che-lo-hai-riempito-tu. Però non mi arrabbiavo. Sorridevo e le chiedevo un nuovo barattolino. E lei me lo comprava. Quelle si che erano soddisfazioni...

Un post sulle bolle di sapone...il prossimo passo sarà dormire in una di quelle camerette con le sbarre alle pareti e una di quelle camicine alla moda che non ti fanno muovere le braccia...avete presente?

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martedì, 19 aprile 2005

- Devo darmi lo smalto sull'unghia che ieri sera non ne voleva sapere di essere colorata come si deve e, allora, l'ho lasciato del suo colore.

- Devo portare (ma quello non fa testo perchè è da gennaio che rimando) la macchina a fare il tagliando.

- Devo tornare ad andare in piscina.

- Devo sistemare camera mia e poi trovare una casa tutta per me (anche se le cose,a pensarci bene, potrebbero escludersi a vicenda)

- Devo smetterla di staccarmi ogni crosticina che trovo su qualsiasi parte del mio corpo.

- Devo stare un po' più con i miei nipoti perchè, complici gli eventi, li sto trascurando quando, invece,  sono sempre stati il mio unico motivo per aprire gli occhi la mattina e sorridere.

- Devo dormire un po' più di 4 ore e mezza a notte (e, soprattutto, prima, non devo bermi 3 cocktails in alternativa alle gocce per poi svenire nel letto e non avere nemmeno il tempo per pensare.)

- Devo andare a ritirare i jeans, le scarpine e la divisa dai rispettivi: sarta, calzolaio, lavanderia.

- Devo smetterla di ammazzarmi di dolci-caramelle-estathe.

- Devo mettere un po' di ordine nella mia vita, s-mettere una volta per tutte di piangere e pensare sempre a cosa stanno facendo altre persone in un preciso momento della mia giornata perchè: io sono importante più di tutto, io devo ritrovare un po' di fiducia in me stessa e gli altri possono pure andare a farsi fottere.

- Secondo me, non farò nessuna di queste cose....

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lunedì, 18 aprile 2005

Non lo so nemmeno io come mi sento adesso. Sento un gran vuoto. Sento di aver sbagliato per l’ennesima volta. Sarebbe troppo facile farmi consolare da R o da E.. Perché adesso io mi stavo innamorando di lui. Ed era un sentimento nato giorno dopo giorno, con le peggiori premesse e intenzioni. Perché avevo paura di prenderlo in giro, mentre adesso, quella presa in giro sono io. Io che ho lottato davvero per questo rapporto. Che avevo iniziato a crederci. Nemmeno un mese. E’ bastato meno. In un attimo i sogni e i sentimenti sono stati spazzati via con un colpo secco. Volevo dirgli che stavo cominciando ad amarlo. Non ne ho avuto il tempo e, forse, è meglio così.

  Avevo un presentimento. Io l’avevo. Ma ho provato a nasconderlo a me stessa. A lui. E poi le cose sono precipitate. E io non gli credo. Non credo che un senso del dovere possa sconfiggere un amore. Se lo sconfigge, beh, se lo sconfigge vuol dire che non è amore. Punto. Era una novità. Era una novità con qualche anno in più. Non so cosa fare adesso. Ma sono cosa non voglio fare. Non voglio annientarmi come faccio sempre. Non voglio sprofondare. Non lo farò. Tornata da Sharm, allontanarmi da Ali mi ha fatto impazzire. Io mi sento sempre così quando qualcosa finisce. Poi sono passati i giorni, i giorni sono diventati settimane e le settimane mesi. E con il tempo, solo con il tempo, le cose hanno assunto un’altra prospettiva. Pian piano mi è passata e poi è scomparsa. Al punto che il suo sms non mi ha creato nessuna emozione, ma ha fatto affiorare in me solo un bel ricordo. E quindi, adesso, quello di cui ho bisogno è solo un po’ di tempo. Un po’ di tempo per rimettermi in pieni e riprendere a camminare.

  Intanto io non crescerò mai. Non riuscirò mai a vivere le cose con il giusto distacco, pensando un pochino più a me e meno alle situazioni che mi fanno perdere il contatto con la realtà.

  Vorrei prendere un aereo. Andare lontano mille chilometri e dormire su una spiaggia. Io e il mare.

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lunedì, 18 aprile 2005

Non so se oggi ho voglia di scrivere come mi sento. Mi sento il classico groppo in gola che è sul punto di sfociare in un pianto isterico da un momento all'altro. La mia bella favoletta si è conclusa. E io me lo sentivo. L'altra sera ha incontrato il mio ex, che ovviamente, non sapendo nulla, gli ha parlato di me. Mi ha chiamata il suo amore e gli ha fatto capire di provare ancora delle cose forti per me. Lui è andato in crisi. Mi ha detto che non voleva perdermi e che voleva stare con me ma...era roso dai sensi di colpa. Perchè lui lo ha chiamato cuginetto, lo ha abbracciato e gli ha dato i bacini in testa. Questo lo ha fatto capitolare, almeno stando a quello che mi ha detto ieri. E' vero ha vent'anni. Ma io sono stanca. Nella sua confusione ho cercato di fare ordine. Gli ho detto che allora, forse, era meglio non vedersi più. Poi ho ritrattato. Poi ci siamo abbracciati. Forte. Io, maledetta me, piangevo - non solo per quello ma per altri centomila motivi - Mi ha riaccompagnata a casa. Ci siamo di nuovo abbracciati. Poi gli ho chiesto se mi amava sempre. Mi ha risposto: "non facciamoci del male, è meglio non vedersi più". Sono scesa dalla macchina. Sono entrata nel portone, poi in casa. Ho preso dieci gocce. Alle quattro e mezza ero sveglia. Mi veniva da piangere. Ora mi viene da piangere. Perchè alla fine penso siano tutte cazzate. Non mi voleva così bene. Non teneva così a me. Se così fosse stato le cose sarebbero andate diversamente. E io sto male. Realizzo solo ora che forse era amore. Ed è andato tutto a puttane nonostante mi fossi messa in gioco. Nonostante avessi deciso di non vedere più nessun altro. Nonostante avessi litigato con tutti.

Ho scritto tutto d'un fiato. Non voglio più rileggere. Sto male. Mi sento male.

postato da: vodkalemon alle ore 07:14 | Permalink | commenti (4)
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giovedì, 14 aprile 2005

Già, i meeting. Dove si dice tutto ma poi non si dice niente. Quelli dove i coffee break durano più degli interventi e dove, puntualmente, le focaccine e i dolcetti sono spazzolati senza pietà. I meeting. Una bella parola inglese per riempirsi la bocca, quando la bocca, invece, si riempie solo di stupidaggini, di caffè allungati e di sorrisi vuoti. L'organizzatrice dei meeting. Quella che non ti molla un secondo e vuole insegnarti il lavoro. Che arriva con i suoi mille fogli e ti avverte su chi è arrivatoe  chi no. Ma porca eva lo saprò io chi è arrivato e chi no. Faccio la receptionist, non se lo dimentichi...Si, ho capito, un suo cliente è vegetariano, l'altra non mangia la cipolla e all'altro vanno di traverso le ossicina di pollo. Certo signora, avverto subito la cucina. Se ho le forbici? Ma certo. E un pennarello? Di che colore? Un folder? Sicuramente si, sono qui apposta. Per non parlare delle donnette che aspettano i meeting tutto l'anno per indossare la gonna più corta, il gloss più brillante, l'acconciatura più alla moda. I relatori, poi. Quelli che si credono Platone solo perchè spiaccicano lì due parole in croce. Che vogliono il loro tavolo ben distanziato dalla platea, perchè la prossemica non è mica un'opinione. Quelli che ti fanno l'cchio da triglia, come se non fossi al ricevimento per lavorare ma per rimorchiare. Il tutto si complica se poi, i partecipanti, venendo da Puttenburgo hanno bisogno delle camere per dormire. Nemmeno all'asilo. NoOoOoO! MA ci hanno messo così distanti!!! SIgnorina, non potrebbe mica darci due camere vicine? P.e.r.f.a.v.o.r.e. E sbattono le loro ciglia al punto che pezzetti di rimmel mi cascano sul desk. Con la fortuna che ho, normalmente, l'albergo è pieno, e cambiare un paio di camere significa rivoluzionare, almeno, due rooming list. E poi ci sono i menu da controllare, i cartelli di benvenuto, le sale. Gli zoticoni e i brillanti.

Quando poi stanno per andar via e, loro malgrado, tocca pagarsi gli extra.. - estratto di una conversazione tipo: Pago un caffè. 2 Euro. D.u.e. eeeuuurrrroooo!!?. Eh si. Mamma mia come siete cari!. Eh, signora...cosa vuole che le dica...mica è venuta a fare il meeting alla pensione Mariuccia. :)

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martedì, 12 aprile 2005

Possibile che io sia così volubile? Che in questi anni non sia riuscita a crescere un po'? Un giorno sono a mille, anzi, a un miliardo, mentre l'altro..mi sento una formichina che gira in tondo e aspetta di vedere altre formichine per capire la strada. Ovviamente oggi sono giù. Tremendamente giù. Stancamente giù. Mi sembra di non aver concluso nulla - Concluso? - Cominciato nulla. Mi sento un foglio tutto paciugato di scarabocchi. Un foglio da cancellare e riscrivere. Riscrivere da capo. Solo che in questo momento non saprei davvero con che parole. Sono riuscita ad infilarmi in una storia assurda, senza alcun tipo di prospettive. E il bello è che sto pure riuscendo a soffrirne. Io che gli vado a comprare una magliettina della fred perry, perchè lui alla fine di regalini me ne ha fatti tanti e mi sembrava una cosa carina fargli un pensiero, fargli sentire che ci sono, che mi sto affezionando a lui..E lui...lui non lo capisco.

Ma purtroppo non è solo quello, è la situazione che si è creata in casa, è quello che mi hanno detto loro. E' quello che mi ha detto mio fratello. Mi ha chiesto che gente frequento. Mi ha chiesto che vita faccio. Peccato che di anni non ne ho più sedici. E ho il diritto di fare la vita che voglio. Non è colpa mia se ho finito una storia di quattro anni. Mi ha fatto soffrire questa storia, mi ha fatto piangere, tanto. Voglio recuperare un po' di tempo. Voglio divertirmi. Non mi interessa il loro giudizio. Io vivo per me adesso.

Con le mie pazzie. La mia storia con un ventenne. I miei vodkalemon. La Sampdoria. Nessuno può decidere per me. Lo so, devo andar via e ci sto provando. Ma chiunque sa quanto sia difficile. Nessuno può più giudicarmi. Ne.s.s.u.no.

Ma intanto schiaccio i tasti di questa maledetta tastiera, in questo maledetto albergo e penso alla telefonata che ho fatto a quella che dovrebbe essere mia madre. "Esco un po' dopo il lavoro - porca eva esco alle undici e mezza stasera - si, si fa quello che vuoi. Clic.". Basta entrare nelle mie cose.

E. non andava bene perchè non aveva la mia stessa estrazione sociale. R. non era l'uomo per me perchè bla bla bla (e comunque quello lo sapevo anche io). Questo poi...Lo so, lo so che non mi porterà da nessuna parte questa storia ma..adesso voglio viverla. A modo mio. Anche se ora è un po' così (e chissà che alla fine non sia davvero io a farmi delle paranoie per nulla, non sia sempre e solo io a vedere il buio dove non c'è), mi fa provare delle belle emozioni. Mi ha fatto passare dei giorni stupendi. E mentre scrivevo questo post mi ha chiamata. E qui torniamo al punto di partenza. Torniamo a quanto poco mi basti per essere in cima ad un grattacielo e tre secondi dopo in fondo al baratro.

E poi...poi devo ripensare ad una cosa. Credevo fosse semplice scrivere un blog...alla fine ho tenuto un diario per tanti anni quando ero piccolina. Cazzo quanto mi sbagliavo. E' difficile, adesso, sviscerare quello che ho dentro. Guardare nella mia anima e raccogliere pezzi e dettagli importanti. Ma un po' penso mi faccia bene. E forse fa bene anche a chi si identifica con le mie sofferenze. Lo spero tanto.

postato da: vodkalemon alle ore 20:17 | Permalink | commenti (10)
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