...quando ero ancora una ragazzina con i capelli biondi e mettevo i jeans di velluto e la camicina a quadretti. uscivo alle due meno venti da scuola e, al sabato pomeriggio, andavo direttamente in discoteca dall'altra parte della città. sentivo che il mondo girava attorno a me, girava con me. ballavo. ballavo e aspettavo che mettessero su i lenti. per dare i miei primi, dolcissimi baci. e le telefonate. che senza i cellulari erano una scommessa con il destino. non volevo chiamare da casa. una salita e arrivavo al circolo del tennis. cambiavo le monetine. e speravo fosse a casa. speravo rispondesse lui. e, senza accorgermene, sono scivolata nel primo grande amore. quello che ha rivoluzionato le mie prospettive. un mondo da scoprire. lentamente. perchè i sentimenti non hanno fretta. ti abbracciano e ti portano a visitare emozioni di cui non immagini l'esistenza.
e poi è arrivato il dolore. quello che non ti lascia scampo, quello che ti toglie il respiro. i sogni si spezzano. è la realtà. la realtà con cui ci si abituerà a fare i conti. maestra di vita. insensibile. cruda. inevitabile. gioca con l'inesperienza degli anni e non vede le tue lacrime. puoi gridare, graffiarti la pelle fino a farla sanguinare...e lei continuerà a guardarti con i suoi occhi di sfida. le piace metterti alla prova. sfuggente. ingannevole.
*to be continued*
